9.3.14

blablablagiornatainternazionaledelladonnablablabla




ricordo esattamente il giorno in cui ho visto per la prima volta questo annuncio alla tv giordana. una mattina, facendo colazione nella caffetteria del quartiere, a hummus e falafel.

ieri, nel farmi gli auguri, qualcuno mi ha fatto ricordare una cosa vecchia che avevo scritto sulle donne, tempo fa, proprio in occasione dell'8 marzo.

mi piacerebbe sul serio che invece di festeggiare la donna, tipo monumento monolitico alla forza e all'abilità sovrumana di stare al mondo senza soccombere, esempio massimo di multitasking applicato all'economia domestica e internazionale, che lo sappiamo già, che siamo brave, che lo sappiamo fare, che devirispettartiprimatuepoivedichetirispettanopureglialtri, che seibellacosìcomesei, che haiildirittoadesserefelice. ecco, invece di raccontarci di  nuovo tutto questo, ci prendessimo del tempo per insegnare agli uomini, tutti, nessuno escluso, che quello che facciamo noi, non è niente di eccezionale. si chiama vita e la possono avere tutti. la devono avere tutti. 

se empauerando una donna, empaueri tutta la sua comunità (assolutamente vero), poi prendiamo quella stessa donna e facciamole empauerizzare pure suo fratello, suo marito, suo cognato, suo cugino, il panettiere, il signore che fa la lettura del contatore, il benzinaio, l'autista del bus. mettiamo al mondo figli maschi e insegnamo loro a rammendare i calzini o a fare la torta di mele, a dire grazieprego, ad alzarsi per andare a prendere da bere di là, a fare la lavatrice e a non lasciare gli aloni sui vetri. impegnamo una sera a settimana per spiegare al nostro compagno che stirare le camicie non fa parte dell'imprinting femmineo, non ce lo passano con il latte materno, e che lo può imparare pure lui.

nel (giorno dopo al) l'8 marzo, adottiamo un uomo e insegnamogli ad essere un po' più donna. 


[mica per niente, della stessa campagna per la pianificazione familiare, fa parte anche questo video]
 








18.11.13

da quando lavoro qui, ogni giorno incontro un signore che attraversa la strada.
è molto vecchio, con la tovaglia bianca in testa, la giacca tutta un po' stranfugnata, curvo un po' per l'età, un po' per le due enormi borse nere che si trascina avanti e indietro.
cammina un po' su questo lato, poi sfidando il traffico del vialone, passa di là. cammina un po' su quel lato e di nuovo sfida la sorte ripassando di qua.
ho sempre pensato che fosse solo un vecchio buffo che non aveva niente di meglio da fare. o un aspirante suicida ottuagenario, a scelta.
invece quello è proprio il suo lavoro. in un paese senza sistema pensionistico e senza assistanza agli anziani, lui passa di qua e di là per lavoro.
nelle borse nere ha termos di acqua calda per il tè e di caffè con e senza cardamomo, menta, salvia, zucchero.
evidentemente tutti qui lo sanno, perchè il signore non fa un gesto, non tenta di fermare il traffico. solo cammina finchè qualcuno non accosta e gli rivolge parola.
il signore non chiede niente in cambio. semplicemente prende quello che gli viene dato. ringraziamenti e raccomandazioni a dio compresi.
poi passa dall'altro lato.

tutti i giorni, tutto il giorno. senza chiedere niente in cambio.

venerdì ho 'incontrato' un cliente italiano. ultimo giorno della settimana lavorativa in italia, primo giorno di fine settimana dalle mie parti. dovendo prendere contatti con altre persone qui, ho fatto notare che sarebbe stato un po' complicato, visti i due giorni di pausa. mi è stato risposto che insomma, per le persone 'del mio ambiente', sai, voi creativi, non dovrebbe fare tanta differenza lavorare anche durante il week-end, no?!

tutti i giorni, tutto il giorno. noi creativi.

ho iniziato tempo fa a collaborare ad un progetto che è finito per mangiarmi molto più tempo del previsto, ma che mi ha dato un sacco di cose in cambio. poi qualcosa si è rotto e bon, fine, non ho più sentito niente. o meglio, ho iniziato a trovare molto scomodo il posto che mi ero ritrovata, anche per colpa mia, a ricoprire. e ora che manifesto del fastidio, passo dalla parte del torto perchè, ma come? non era sempre stato così?


tutti i giorni, tutto il giorno, senza chiedere niente in cambio, noi creativi.


io non lo so come mai finisce sempre così: passo da un lato all'altro della strada, facendo le mie cose, senza chiedere niente in cambio, senza dare fastidio, mettendoci tutto il mio impegno e la mia voglia di fare. e quando poi mi ritrovo con la faccia spiaccicata a terra, investita da un autotreno, e tutti a dirmi 'cazzo, ma stai più attenta, no?!' e via, allungano un po' la falcata per evitare di sporcarsi e proseguono.
(poi ci sono quelli che rallentano per vedere meglio la scena, creando un ingorgo da qui a lì, ma poi passano oltre perchè tanto non son cose loro, via)






1.10.13

disegnami un francese in bici con una baguette sotto il braccio


ci sono cose che pensavo non avrei mai dovuto disegnare (vivendo benissimo senza doverlo fare):

- le mani
- i nasi
- i cavalli
- le biciclette
- gli stereotipi cultural-nazionali


mi sbagliavo (sul fatto di non doverli disegnare mai nella vita. sul fatto di vivere bene senza farlo, no, su quello avevo ragione).